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Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

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Giorno liturgico: Mercoledì delle Ceneri

Prima Lettura (Gioe 2,12-18): Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male». Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio. Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l’altare iangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti». Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov’è il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.
Salmo Responsoriale: 50
R/. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode.
Seconda Lettura (2Cor 5:20–6,2): Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
Versetto prima del Vangelo (Sal 94,8): Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore.

Testo del Vangelo (Mt 6,1-6.16-18): In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro»

Pbro. D. Luis A. GALA Rodríguez
(Campeche, Messico)

Oggi, iniziamo il nostro itinerario verso la Pasqua, e il Vangelo ci ricorda i doveri fondamentali del cristiano, non solo come preparazione verso un tempo liturgico, ma come preparazione verso la Pasqua Eterna: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre che è nei cieli» (Mt 6,1). La giustizia, della quale parla Gesù, consiste nel vivere d’accordo ai principi evangelici, senza dimenticare che «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20).

La giustizia ci porta all’amore, espresso nell’elemosina e in opere di misericordia: «Mentre fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,3). Non è che si debbano nascondere le opere buone, ma che non si deve pensare nella lode umana al compierle, né desiderare nessun altro bene. In altre parole, devo fare l’elemosina in modo tale che neppure io abbia l’impressione di star facendo qualcosa di buono che meriti una ricompensa da parte di Dio e lode da parte degli uomini.

Benedetto XVI diceva insistentemente che aiutare i bisognosi è un dovere di giustizia ancor prima di essere un atto di carità: «La carità va oltre la giustizia (...), però mai manca di giustizia, che ci porta a dare al prossimo quello che è “suo”, cioè quello che tocca a lui,» in virtù della sua persona ed al suo agire. Non dobbiamo dimenticare che non siamo proprietari assoluti dei beni che possediamo, ma solo amministratori. Cristo ci ha insegnato che l’autentica carità è quella che non si limita a “dare” l’elemosina, ma quella che ci porta a “dare noi stessi”, che si offre a Dio quale culto spirituale (cf.Rom 12,1) Questo sarà il vero gesto di giustizia e di carità cristiana, «e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,4).

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro»

Rev. D. Manel VALLS i Serra
(Barcelona, Spagna)

Oggi, cominciamo la Quaresima: «Ecco ora il giorno della salvezza» (2Cor 6,2). L’imposizione della cenere che oggi dovremmo ricevere –viene accompagnata da una di queste due formule. L’antica: «Ricorda che sei polvere e che polvere ritornerai» e quella che ha introdotto la liturgia rinnovata dal Concilio: «Convertiti e credi nel Vangelo». Le due formule costituiscono un invito a contemplare in un modo diverso –normalmente così superficiale- la nostra vita. Il papa San Clemente I ci ricorda che «il Signore vuole che tutti quelli che Egli ama si convertano».

Nel Vangelo il Signore vuole che si pratichi l’elemosina, il digiuno e la preghiera, lontani da ogni ipocrisia: «Non suonare la tromba davanti a te» (Mt 6,2). Gli ipocriti, energicamente denunciati da Gesù Cristo, vengono caratterizzati per la falsità del loro cuore. Gesù, però, ci avverte oggi, non solo ipocrisia soggettiva, ma anche della oggettiva: compiere, perfino di buona fede tutto ciò che comanda la Legge di Dio e la Sacra Scrittura, ma facendolo in modo tale che rimanga come una semplice pratica esterna, ma senza che corrisponda ad una autentica conversione interna.

Allora, l’elemosina –ridotta in “mancia”- non è più un’azione fraterna e viene ribassata ad un gesto tranquillizzante che non volge lo sguardo verso il fratello ne fa percepire la carità di prestargli l’attenzione che merita. D’altra parte il digiuno, resta limitato all’aspetto formale che non pensa, in nessun momento, al bisogno di moderare il nostro consumismo compulsivo, né la necessità che abbiamo di essere curati dalla “bulimia spirituale”. Infine, la preghiera – limitata ad uno sterile monologo- non arriva ad essere un’autentica apertura spirituale, un colloquio intimo con il Padre ed un attento ascolto del Vangelo del Figlio.

La religione degli ipocriti, è una religione triste, legalista, moralista, di una grande povertà di spirito. Contrariamente la Quaresima cristiana è l’invito che ogni anno ci rivolge la Chiesa a un approfondimento interno, a una conversione esigente, a una penitenza umile, affinché, dando i relativi frutti, che il Signore aspetta da noi, possiamo vivere con la massima abbondanza di allegria e la gioia spirituale della Pasqua.