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Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

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Giorno liturgico: Venerdì, XVIII settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura (Naum 2,1.3; 3,1-3.6-7): Ecco sui monti i passi d’un messaggero che annuncia la pace! Celebra le tue feste, Giuda, sciogli i tuoi voti, poiché il malvagio non passerà più su di te: egli è del tutto annientato. Infatti il Signore restaura il vanto di Giacobbe, rinnova il vanto d’Israele, anche se i briganti li hanno depredati e saccheggiano i loro tralci. Guai alla città sanguinaria, piena di menzogne, colma di rapine, che non cessa di depredare! Sìbilo di frusta, fracasso di ruote, scalpitìo di cavalli, cigolìo di carri, cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade, scintillare di lance, feriti in quantità, cumuli di morti, cadaveri senza fine, s’inciampa nei cadaveri. «Ti getterò addosso immondizie, ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio. Allora chiunque ti vedrà, fuggirà da te e dirà: “Nìnive è distrutta! Chi la compiangerà? Dove cercherò chi la consoli?”».
Salmo Responsoriale: Dt 32
R/. Il Signore farà giustizia al suo popolo.
Sì, vicino è il giorno della loro rovina e il loro destino si affretta a venire. Perché il Signore farà giustizia al suo popolo e dei suoi servi avrà compassione.

Ora vedete che io, io lo sono e nessun altro è dio accanto a me. Sono io che do la morte e faccio vivere; io percuoto e io guarisco.

Quando avrò affilato la folgore della mia spada e la mia mano inizierà il giudizio, farò vendetta dei miei avversari, ripagherò i miei nemici.
Versetto prima del Vangelo (Mt 5,10): Alleluia, alleluia. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Alleluia.

Testo del Vangelo (Mt 16,24-28): In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».

«Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua»

Rev. D. Pedro IGLESIAS Martínez
(Rubí, Barcelona, Spagna)

Oggi, il Vangelo ci mette chiaramente di fronte al mondo. Il suo approccio è radicale, non ammette mezze misure: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). In molte occasioni di fronte alla sofferenza generata per causa nostra, o per colpa di altri, sentiamo dire: «Dobbiamo sopportare la croce che Dio ci manda... questa è la volonta divina...», e così via, accumulando sacrifici, come se fossero dei buoni sconto, incollati a una scheda, che presenteremo il giorno del giudizio celestiale, quando dovremo, rispondere.

La sofferenza non ha valore in se stessa. Cristo non era uno stoico: aveva fame, sete e sentiva stanchezza, non gli piaceva che lo abbandonassero, si lasciava aiutare... Dove poteva mitigava il dolore fisico e morale. E allora, che cosa succede?

Prima di caricare la nostra “croce”, dobbiamo seguire Cristo. Non si soffre e dopo si segue a Cristo... A Cristo lo si segue dall’Amore, ed è quando si comprende il sacrificio e la negazione personale «chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,25). L’amore e la misericordia portano al sacrificio. Tutto quello che è vero amore genera, in un modo o nell’altro, un sacrificio, però non tutto il sacrificio, genera amore. Dio non è sacrificio; Dio è amore, e solamente da questa prospettiva ha senso il dolore, la stanchezza e le croci della nostra esistenza, seguendo il modello dell’uomo che il Padre ci rivela in Cristo. Sant’Agostino proclamò: «in ciò che si ama, o non si soffre, o lo stesso soffrimento è amato».

Nell’evolversi della nostra vita, non cerchiamo un origine divino per i sacrifici e le difficoltà: «Perché Dio mi manda questo?», ma cerchiamo di trovarne un “uso divino”: «Come potrei fare di questo un atto di fede e di amore?». È da questa posizione che seguiamo a Cristo e come ci faremo –sicuramente- meritevoli dello sguardo misericordioso del Padre. Lo stesso sguardo con il quale guardava a suo Figlio nella Croce.