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Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

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Giorno liturgico: Venerdì, XXIII settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura (1Tm 1,1-2.12-14): Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro salvatore e di Cristo Gesù nostra speranza, a Timòteo, vero figlio mio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro. Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
Salmo Responsoriale: 15
R/. Tu sei, Signore, mia parte di eredità.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene». Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio animo mi istruisce. Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.
Versetto prima del Vangelo (Gv 17,17): Alleluia, alleluia. La tua parola, Signore, è verità; consacraci nella verità. Alleluia.

Testo del Vangelo (Lc 6,39-42): In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

«Ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro»

Rev. D. Antoni CAROL i Hostench
(Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)

Oggi, le parole del Vangelo ci fanno riflettere sull’importanza di dare buon esempio e di offrire agli altri una vita esemplare. Infatti, un proverbio dice che «“Fra’ Esempio” è il miglior predicatore», e un altro che «meglio una immagine che mille parole». Non dimentichiamo che, nel cristianesimo, tutti —senza eccezione!— siamo guide, dal momento che il Battesimo ci conferisce una partecipazione al sacerdozio (mediazione salvatrice) di Cristo: in effetto, tutti i battezzati hanno ricevuto il sacerdozio battesimale. E ogni sacerdozio, oltre alle missioni di santificare e di insegnare agli altri, include anche il munus —la funzione— di reggere o dirigere.

Sì, tutti —lo vogliamo o no— con la nostra condotta abbiamo l’opportunità di arrivare ad essere un modello stimolante per coloro che ci circondano. Pensiamo, ad esempio, all’ascendenza che hanno i genitori nei confronti dei figli, dei professori sugli alunni, delle autorità sui cittadini, ecc. Il cristiano, tuttavia, deve avere una coscienza particolarmente attenta riguardo a queste cose. Ma... «può forse un cieco guidare un altro cieco?» (Lc 6,39).

Per noi cristiani è un bel richiamo quello che gli ebrei e le prime generazioni dei cristiani dicevano di Gesù: «Ha fatto bene ogni cosa» (Mc 7,37); «Il Signore fece e insegnò» (At 1,1).

Dobbiamo sforzarci di tradurre in opere ciò in cui crediamo e professiamo con la parola. In un’occasione, Papa Benedetto XVI, quando ancora era Cardinal Ratzinger, affermava che «il pericolo più minaccioso sono i cristiani accomodati», ossia quelle persone che a parole si professano cattolici, ma, in pratica, con la loro condotta, non manifestano la “radicalità” del vangelo.

Essere radicali non vuol dire essere fanatici (dal momento che la carità è paziente e tollerante) né essere esagerati (perché in questioni di amore non è possibile esagerare). Come ha affermato San Giovanni Paolo II, «il Signore crocifisso è una testimonianza insuperabile di amore paziente e di umile mansuetudine»: non si tratta né di un fanatico né di un esagerato. Però sì di un radicale, tanto da farci dire insieme al centurione che fu presente alla sua morte: «Veramente quest’uomo era giusto» (Lc 23,47).