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Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

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Giorno liturgico: 29 Luglio: Santa Marta

Prima Lettura (Es 32,15-24.30-34): In quei giorni, Mosè si voltò e scese dal monte con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole. Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a Mosè: «C’è rumore di battaglia nell’accampamento». Ma rispose Mosè: «Non è il grido di chi canta: “Vittoria!”. Non è il grido di chi canta: “Disfatta!”. Il grido di chi canta a due cori io sento». Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora l’ira di Mosè si accese: egli scagliò dalle mani le tavole, spezzandole ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece bere agli Israeliti.

Mosè disse ad Aronne: «Che cosa ti ha fatto questo popolo, perché tu l’abbia gravato di un peccato così grande?». Aronne rispose: «Non si accenda l’ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è incline al male. Mi dissero: “Fa’ per noi un dio che cammini alla nostra testa, perché a Mosè, quell’uomo che ci ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto”. Allora io dissi: “Chi ha dell’oro? Toglietevelo!”. Essi me lo hanno dato; io l’ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello».

Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa». Mosè ritornò dal Signore e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!». Il Signore disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco, il mio angelo ti precederà; nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato».
Salmo Responsoriale: 105
R/. Rendete grazie al Signore, perché è buono.
Si fabbricarono un vitello sull’Oreb, si prostrarono a una statua di metallo; scambiarono la loro gloria con la figura di un toro che mangia erba.

Dimenticarono Dio che li aveva salvati, che aveva operato in Egitto cose grandi, meraviglie nella terra di Cam, cose terribili presso il Mar Rosso.

Ed egli li avrebbe sterminati, se Mosè, il suo eletto, non si fosse posto sulla breccia, davanti a lui per impedire alla sua collera di distruggerli.
Versetto prima del Vangelo (Gc 1,18): Alleluia, alleluia. Per sua volontà il Padre ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature. Alleluia.

Testo del Vangelo (Lc 10,38-42): In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

«Tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno»

Rev. D. Antoni CAROL i Hostench
(Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)

Oggi anche noi —indaffarati come al solito per tante cose— dobbiamo ascoltare, come il Signore ci ricorda che «C’è bisogno di poche cose, o meglio di una sola» (Lc 10,42): l’amore, la santità. È il punto di vista, che non dobbiamo perdere mai, malgrado i nostri impegni quotidiani.

Perché “occupati” lo saremo se obbediamo le indicazioni del Signore: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela» (Gn 1,28). La terra!, il mondo!: ecco qui il nostro luogo di incontro con il Signore. «Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno» (Gv 17,15). Si, il mondo è un “altare” per noi e per donarci a Dio e agli altri.

Siamo del mondo, però non dobbiamo essere mondani. Ben altro, siamo chiamati ad essere —una bella espressione di Papa Giovanni Paolo II— “sacerdoti della creazione”, “sacerdoti” del nostro mondo, di un mondo che amiamo con passione.

Ecco la questione: il mondo e la santità; l’attività giornaliera e l’unica cosa necessaria. Non sono due realtà contrarie: dobbiamo procurare la coerenza di entrambe. E questa coerenza si deve produrre —in primo luogo— nel nostro cuore, che è dove si possono unire cielo e terra, perché nel cuore umano è dove può nascere il dialogo fra il Creatore e la creatura.

È necessaria, dunque, la preghiera. «il nostro è un tempo di continuo movimento, che spesso sfocia nell’attivismo, col rischio facile del “fare per fare”. Dobbiamo resistere a questa tentazione cercando di “essere” prima di “fare”. Ricordiamo proprio il rimprovero di Gesù a Marta: Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno (Lc 10,41-42)» (Giovanni Paolo II).

Non c’è opposizione fra l’essere e il fare, però si c’è un ordine di priorità, di precedenza: «Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,42).