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Vangelo di oggi + breve spiegazione teológica

18 novembre: Sant'Oddone, abate di Cluny
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Testo del Vangelo (Lc 12,35-40): In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «(…) Siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli (…)».

Sant'Oddone, abate di Cluny (c. 878/879 – 942)

REDAZIONE evangeli.net (tratte da testi di Benedetto XVI) (Città del Vaticano, Vaticano)

Oggi vi propongo la figura di san Oddone, abate: egli si colloca nel Medioevo monastico e ci conduce, in particolare, al monastero di Cluny, che fu uno dei più illustri e famosi. Suo padre lo consacrò al santo vescovo Martino di Tours, alla cui benefica ombra Oddone trascorse tutta la sua vita. Era ancora adolescente quando —durante una veglia di Natale— sentì sgorgare spontaneamente dalle sue labbra questa preghiera: «Mia Signora, Madre di misericordia, che in questa notte hai dato alla luce il Salvatore, prega per me. Fa’ che il tuo parto glorioso e singolare sia, o piissima, il mio rifugio». L’appellativo “Madre di misericordia” sarà il modo che egli sceglierà sempre per rivolgersi a Maria, chiamandola anche “unica speranza del mondo”…

Affascinato dall’ideale benedettino, Oddone lasciò Tours ed entrò come monaco nell’abbazia benedettina di Baume, per poi passare a quella di Cluny, della quale fu il secondo abate (927). Da quel centro di vita spirituale poté esercitare un’ampia influenza sui monasteri del continente.

Lo caratterizzavano l’amore per l’interiorità, la visione del mondo come realtà precaria, una costante inclinazione al distacco dalle cose e una profonda aspirazione escatologica. Merita una menzione particolare la devozione al Corpo e al Sangue di Cristo che Oddone, di fronte a una diffusa negligenza del suo tempo, coltivò sempre con convinzione.

—Oddone non cedette al pessimismo ed esclamava: «O ineffabili viscere della pietà divina! Dio insegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori». L’abate di Cluny amava soffermarsi nella contemplazione della misericordia di Cristo, l’«amante degli uomini».