Il nostro sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza dell'utente e consigliamo di accettarne l'utilizzo per sfruttare appieno la navigazione

Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

Vedere altri giorni:

Giorno liturgico: Martedì, XIX settimana del Tempo Ordinario

Testo del Vangelo (Mt 18,1-5.10.12-14): In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. (...)».

“Bambini” d’avanti a Dio"(filiazione divina)

REDAZIONE evangeli.net (tratte da testi di Benedetto XVI)
(Città del Vaticano, Vaticano)

Oggi ci chiediamo cosa vuol dire “essere bambini” che Gesù considera come una necessità inevitabile. Essere bambini, secondo Gesù, significa imparare a dire “Padre”. L’uomo vuole diventare Dio e –dando a questa espressione il suo senso corretto- deve riuscirci. Per capire la forza enorme racchiusa in questa parola, è necessario leggerla nella prospettiva di Gesù, il Figlio.

Quando, però, l’uomo cerca di esserlo, emancipandosi da Dio e dalla sua condizione di creatura e tratta di collocarsi al di sopra di tutto, concentrandosi in sé stesso –come nell’ eterno dialogo con il serpente nel paradiso temporale- allora finisce nel nulla, perché si colloca contro la sua stessa verità, che significa un riferirlo tutto a Dio.

Cosa hai imparato tu, Gesù da Tua Madre? Il “sì”. Ma non un “si” qualunque, ma la parola “sì”, che avanza sempre, instancabile. Qualunque cosa tu voglia, o mio Dio,: “Ecco qui la schiava del Signore; sia fatto in me, secondo la Tua parola”.