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Vangelo di oggi + breve spiegazione teológica

13 Settembre: San Giovanni Crisostomo, vescovo e dottore della Chiesa

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Testo del Vangelo (Mc 4,1-10.13-20): In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole (...).

San Giovanni Crisostomo, vescovo e dottore della Chiesa (349-407)

REDAZIONE evangeli.net (tratte da testi di Benedetto XVI) (Città del Vaticano, Vaticano)

Oggi celebriamo San Giovanni Crisostomo (= "bocca d'oro"). Nominato vescovo di Costantinopoli (397), lavorò lì prima dei due esiliati che subì (403 e 407).

L’intimità con la Parola di Dio, coltivata durante gli anni del romitaggio, aveva maturato in lui l’urgenza irresistibile di predicare il Vangelo. Il Crisostomo si colloca tra i Padri più prolifici: di lui ci sono giunti 17 trattati, più di 700 omelie autentiche, i commenti a Matteo e a Paolo e 241 lettere. Non fu un teologo speculativo. Trasmise, però, la dottrina tradizionale e sicura della Chiesa in un’epoca di controversie teologiche suscitate soprattutto dall’arianesimo. La sua è una teologia squisitamente pastorale, in cui è costante la preoccupazione della coerenza tra il pensiero espresso dalla parola e il vissuto esistenziale. Il valore dell’uomo sta nella «conoscenza esatta della vera dottrina e nella rettitudine della vita».

Fin dall’inizio, Giovanni progettò la riforma della sua Chiesa: l’austerità del palazzo episcopale doveva essere di esempio per tutti. Sollecito per i poveri, Giovanni fu chiamato anche «l’Elemosiniere». Da attento amministratore, infatti, era riuscito a creare istituzioni caritative molto apprezzate. Nonostante il suo cuore buono, non ebbe una vita tranquilla. Pastore della capitale dell’Impero, si trovò coinvolto spesso in questioni e intrighi politici. Fu deposto nell'anno 403 e condannato a un primo breve esilio. Nel 406 fu nuovamente bandito in Armenia: fu una vera condanna a morte.

—Ormai morente, lasciò come estremo testamento: «Gloria a Dio per tutto!».