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Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

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Giorno liturgico: Martedì, II settimana del Tempo di Avvento

Prima Lettura (Is 40,1-11): «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato».

Una voce dice: «Grida», e io rispondo: «Che cosa dovrò gridare?». Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando soffia su di essi il vento del Signore. Veramente il popolo è come l’erba. Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura per sempre. Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».
Salmo Responsoriale: 95
R/. Ecco, il nostro Dio viene con potenza.
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Dite tra le genti: «Il Signore regna!». Egli giudica i popoli con rettitudine.

Gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta.

Esultino davanti al Signore che viene: sì, egli viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli.
Versetto prima del Vangelo (---): Alleluia, alleluia. Il giorno del Signore è vicino: egli viene a salvarci. Alleluia.

Testo del Vangelo (Mt 18,12-14): In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

«Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda»

Fr. Damien LIN Yuanheng
(Singapore, Singapore)

Oggi, Gesù ci sfida: «Che ve ne pare?» (Mt 18,12); Che tipo di misericordia pratichi? Noi forse, "cattolici praticanti", dopo aver assaggiato più volte la misericordia di Dio nei sacramenti, siamo tentati di pensare che siamo giustificati agli occhi di Dio. Siamo in pericolo di diventare inconsapevolmente il fariseo che sminuisce il pubblicano (Lc 18,9-14). Anche se non lo diciamo ad alta voce, possiamo pensare che siamo senza colpa davanti a Dio. Alcuni sintomi di questo orgoglio farisaico che prende radice in noi puo tradursi nell’insofferenza con i difetti degli altri, o a pensare che gli avvertimenti non vanno mai per noi.

Il “disobbediente” profeta Giona, un Ebreo, fu irremovibile quando Dio mostrò compassione per la gente di Ninive. Yahvé rimproverò l’intolleranza di Giona (cfr Jon 4,10-11). Quello sguardo umano poneva limiti alla misericordia di Dio. Forse anche noi abbiamo dei limiti alla misericordia di Dio? Dobbiamo prestare attenzione alla lezione di Gesù: «Siate dunque misericordiosi, come anche il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). Con ogni probabilità, abbiamo ancora molta strada da percorrere per emulare la misericordia di Dio!

Come dovremmo comprendere la misericordia del nostro Padre celeste? Il Papa Francesco ha detto che «Dio perdona non con un decreto, ma con una carezza». L'abbraccio di Dio per ciascuno di noi è chiamato “Gesù Cristo”. Cristo manifesta la misericordia paterna di Dio. Nel quarto capitolo del Vangelo di Giovanni, Cristo non ossigena i peccati della Samaritana. Invece, la misericordia divina cura la Samaritana aiutandola ad affrontare pienamente la realtà del peccato. La misericordia di Dio è del tutto coerente con la verità. La misericordia non è una scusa per prendere sconti morali. Tuttavia, Gesù deve aver causato il suo pentimento molto più teneramente di quanto la donna adultera sentì "ferita dall'amore" (cfr Gv 8,3-11). Anche noi dobbiamo imparare ad aiutare gli altri ad affrontare i propri errori senza vergognarli, con grande rispetto per loro come fratelli in Cristo, e con tenerezza. Nel nostro caso, anche con umiltà, sapendo che noi stessi siamo "vasi di argilla".

«Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda»

Rev. D. Joaquim MONRÓS i Guitart
(Tarragona, Spagna)

Oggi, Gesù ci fa sapere che Iddio vuole che tutti gli uomini si salvino e che non è la Sua volontà «che neanche uno di questi piccoli si perda» (Mt 18,14). Con la parabola del pastore che cerca la pecora smarrita, ci presenta una figura che commosse i primi cristiani. Sul Catechismo della Chiesa Cattolica è stampata l’effigie di `Gesù Buon Pastore´ che nelle catacombe di Roma si trovava già presente tra le prime immagini del Signore.

E’ così forte la volontà di Dio per salvarci che, da queste parole fino al dono incondizionale della Croce, è lo stesso Cristo che viene a cercare ognuno di noi affinché –spontaneamente- torniamo alla Sua amicizia.

Allo stesso modo di Gesù, i cristiani dobbiamo avere lo stesso sentimento: che tutti si salvino e giungano alla conoscenza della verità! Così come a san Josémaria Escrivà, gli piaceva dire «tutti siamo pecora e pastore». Ci sono persone –lo stesso marito o la moglie, i figli, i parenti, gli amici, ecc.- per i quali noi siamo, forse, l’unica opportunità che può loro agevolare il ricupero dell’allegria della fede e della vita della grazia.

Sempre possiamo lasciare il novantanove per cento delle cose che abbiamo fra le mani, per pregare ed aiutare quelle persone che abbiamo accanto a noi, che amiamo e che sappiamo che soffrono qualche carenza nella loro anima.
Con la nostra preghiera e mortificazione e con la nostra fede, infiammata d’amore, possiamo ottenere,per loro la grazia della conversione, come santa Monica ottenne che suo figlio Agostino diventasse il “primo uomo moderno” che sa spiegare nel `Le confessioni´ in che modo la grazia attuò in lui fino a raggiungere la santità.

Chiediamo alla Madre del Buon Pastore molte allegrie di conversioni.