Un team di 225 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno
225 sacerdoti commenti il Vangelo del giorno
Contemplare il Vangelo di oggi
Vangelo di oggi + omelia (di 300 parole)
Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità.
Gerusalemme è costruita come città unita e compatta. È là che salgono le tribù, le tribù del Signore.
Secondo la legge d’Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i troni del giudizio, i troni della casa di Davide.
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai».
«Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»
Rev. D. Francesc d’Assís LEÓN Romero (Rubí, Barcelona, Spagna)Oggi, il Vangelo ci presenta due situazioni parallele: quella dei Galilei uccisi e quella delle diciotto persone morte nel crollo della torre di Siloe (cfr. Lc 13,1-5). Sebbene questi uomini abbiano subito tale castigo, ciò non significa che coloro che non l'hanno subito siano esenti da colpe e dalla necessità di convertirsi. Questo è il cuore della Parola di oggi: la necessità che abbiamo «tutti» di convertirci, di rivolgere interamente il nostro cuore a Dio, e di farlo continuamente, finché il nostro cuore non raggiunga la misura di Cristo, poiché «Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore!» (Leone XIV).
Il castigo che Dio ci infligge come conseguenza del peccato personale può essere temporaneo o medicinale ed è finalizzato proprio alla nostra conversione. Ma il castigo può anche essere irrevocabile e definitivo, come crediamo che avvenga nell'inferno, per coloro che si sono chiusi definitivamente alla salvezza. Per sant'Antonio Maria Claret, il pensiero che vi fossero anime destinate a subire questo castigo era motivo di orrore e lo scuoteva a tal punto nel suo apostolato che l'appello dei peccatori alla conversione costituiva il cuore della sua predicazione.
Nella parabola del fico (cfr. Lc 13,6-9) vediamo che Dio attende la nostra conversione e ci offre occasioni per convertirci. Ma — attenzione! — questo non durerà all'infinito, ed è per questo che «è oggi – non domani – che bisogna convertirsi» (Leone XIV).
Tuttavia, sebbene in un primo momento possa essere il timore del castigo a spingerci alla conversione, ciò che deve muoverci principalmente è la contemplazione dell'umanità di Cristo e del suo amore personale per noi, incomparabilmente più dolce e fonte di maggiore felicità di qualsiasi piacere, anche il più intenso, di questo mondo! Perciò, in realtà, il vero combattimento della nostra conversione si gioca in qualcosa di tanto semplice quanto la preghiera e l'umiltà. Preghiera e umiltà! Preghiera e umiltà! Preghiera e umiltà!
Pensieri per il Vangelo di oggi
«Tu eri dentro di me e io fuori, e così fuori ti cercavo; e, deforme com'era, mi sono gettato su queste cose belle che hai creato. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi hanno tenuto lontano da te quelle cose che, se non fossero in te, non esisterebbero» (San Agostino)
«La fede autentica, aperta agli altri e al perdono, fa miracoli. Il fico rappresenta la sterilità, una vita che non porta frutto, incapace di fare del bene. E Gesù maledice il fico perché non ha fatto il suo dovere per portare frutto» (Francesco)
«Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e sulla storia» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 386)
Altri commenti
«Venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò»
Rev. D. Antoni ORIOL i Tataret (Vic, Barcelona, Spagna)Oggi, le parole di Gesù ci invitano a meditare sugli inconvenienti dell’ipocrisia: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò» (Lc 13,6). L’ipocrita finge di essere ciò che non è. Questa bugia giunge al massimo quando si finge virtù (aspetto morale) essendo vizioso, o devozione (aspetto religioso) al cercare interessi propri e non a Dio. L’ipocrisia morale abbonda in tutto il mondo, la religiosa danneggia la Chiesa.
Le invettive di Gesù contro gli scribi e i farisei –più chiare e dirette in altri passaggi del vangelo- sono terribili. Non possiamo leggere o ascoltare quel che abbiamo appena letto o sentito senza che queste parole ci arrivino in fondo al cuore se veramente le abbiamo ascoltate e comprese.
Lo dirò al plurale personale, poiché tutti sperimentiamo la distanza che vi è tra l’apparenza e quel che davvero siamo. Lo siamo i politici quando approfittiamo del paese proclamando che siamo al suo servizio; i corpi di sicurezza quando proteggiamo a gruppi corrotti in nome dell’ordine pubblico; il personale sanitario quando sopprimiamo vite incipienti o terminali in nome della medicina; i mass media quando falsifichiamo le notizie e pervertiamo gli spettatori dicendo loro che li stavamo divertendo; gli amministratori di fondi pubblici quando deviamo una parte di questi fondi nelle nostre tasche (individuali o di partito) e ci vantiamo di pubblica onestà; i laicisti quando impediamo la dimensione pubblica della religione in nome della libertà di coscienza; i religiosi quando viviamo mantenuti dalle nostre istituzioni con infedeltà allo spirito e alle esigenze dei fondatori; i sacerdoti quando viviamo dell’altare pero non serviamo con abnegazione i nostri parrocchiani con spirito evangelico, e così via...
Ah!: ed anche tu ed io, nella misura in cui le nostre coscienze ci dicono quel che dobbiamo fare e desistiamo di farlo per dedicarci unicamente a vedere la pagliuzza nell’occhio altrui senza volere renderci conto della trave che acceca nostro. O no?
Gesù, Salvatore del mondo, Salvaci dalle nostre piccole, medie e grandi ipocrisie!