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Contemplare il Vangelo di oggi

Vangelo di oggi + omelia (di 300 parole)

Mercoledì della Settimana Santa

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Prima Lettura (Is 50,4-9a): Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso. È vicino chi mi rende giustizia: chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me. Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole?
Salmo Responsoriale: 68
R/. O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi.
Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono diventato un estraneo ai miei fratelli, uno straniero per i figli di mia madre. Perché mi divora lo zelo per la tua casa, gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

Mi sento venir meno. Mi aspettavo compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

Loderò il nome di Dio con un canto, lo magnificherò con un ringraziamento, Vedano i poveri e si rallegrino; voi che cercate Dio, fatevi coraggio, perché il Signore ascolta i miseri e non disprezza i suoi che sono prigionieri.
Versetto prima del Vangelo (---): Salve, nostro Re: tu solo hai compassione di noi peccatori.
Testo del Vangelo (Mt 26,14-25): In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

«Sono forse io?»

Rev. P. Higinio Rafael ROSOLEN IVE (Cobourg, Ontario, Canada)

Oggi, il Vangelo ci presenta tre scene: il tradimento di Giuda, i preparativi per celebrare la Pasqua e la Cena con i Dodici.

La parola "consegnare" ("paradidōmi" in greco) viene ripetuta sei volte e funge da collegamento tra questi tre momenti: (i) quando Giuda consegna Gesù; (ii) Pasqua, che è una figura del sacrificio della croce, dove Gesù dà la sua vita; e (iii) l'Ultima Cena, in cui si manifesta la consegna di Gesù, che si adempirà sulla Croce.

Vogliamo fermarci qui alla Cena Pasquale, dove Gesù Cristo manifesta che il suo corpo sarà donato e il suo sangue versato. Le sue parole: "In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà" (Mt 26,20) invita ciascuno dei Dodici, e soprattutto Giuda, a un esame di coscienza. Queste parole sono estese a tutti noi, che siamo stati anche chiamati da Gesù. Sono un invito a riflettere sulle nostre azioni, buone o cattive che siano; la nostra dignità; chiediamoci cosa stiamo facendo in questo momento della nostra vita; dove stiamo andando e come abbiamo risposto alla chiamata di Gesù. Dobbiamo risponderci a vicenda con sincerità, umiltà e franchezza.

Ricordiamoci che possiamo nascondere i nostri peccati ad altre persone, ma non possiamo nasconderli a Dio, che vede in segreto. Gesù, vero Dio e uomo, vede e sa tutto. Sa cosa c'è nei nostri cuori e di cosa siamo capaci. Niente è nascosto ai loro occhi. Evitiamo di ingannare noi stessi, ed è solo dopo essere stati sinceri con noi stessi che dovremmo guardare a Cristo e chiedergli "Sono io?" (Mt 26,22). Ricordiamo quanto dice Papa Francesco: "Gesù, amandoci, ci invita a lasciarci riconciliare con Dio e a ritornare a Lui per riscoprire noi stessi".

Guardiamo Gesù, ascoltiamo le sue parole e chiediamo la grazia di donarci unendoci al suo sacrificio sulla Croce.

Pensieri per il Vangelo di oggi

  • «Beato te, mio Signore Gesù Cristo, che hai preannunciato la tua morte e, nell’ultima cena, hai consacrato il pane materiale, transformandolo nel tuo corpo glorioso, e per tuo amore l’hai dato agli apostoli in memoria della tua più degna passione, e hai lavato loro i piedi con le tue sante mani, mostrando così umilmente la tua massima umiltà» (Santa Brigitta)

  • «Nei prossimi giorni commemoreremo il supremo scontro tra la Luce e le Tenebre. Anche noi dobbiamo situarci in questo contesto, coscienti della nostra “notte”, delle nostre colpe e responsabilità, se vogliamo rivivere con beneficio spirituale il mistero pasquale» (Benedetto XVI)

  • «Gesù scelse il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato in Cafarnao: dare a suoi discepoli Suo Corpo e il Suo Sangue» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1339)

Altri commenti

«In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà»

P. Raimondo M. SORGIA Mannai OP (San Domenico di Fiesole, Florencia, Italia)

Oggi, il Vangelo ci propone -almeno- tre considerazioni. La prima è che, quando l'amore verso il Signore si intiepidisce, allora la volontà cede ad altri reclami, dove la voluttuosità sembra offrirci piatti più saporiti, ma in realtà, condimentati da veleni degradanti e inquietanti. Data la nostra nativa debolezza, non dobbiamo permettere che diminuisca il fuoco del fervore che, se non sensibile,(sensibilmente) almeno mentale,(mentalmente) ci unisce a Colui che ci ha amati fino ad offrire la sua vita per noi.

La seconda considerazione si riferisce alla scelta misteriosa del luogo dove Gesù vuole consumare la sua cena pasquale. «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli» (Mt 26,18). Il proprietario della casa, forse non era un amico dichiarato del Signore, però doveva avere l'orecchio attento per ascoltare le chiamate "interiori". Il Signore gli avrebbe parlato nell’intimo–come spesso ci parla- attraverso mille incentivi perché Gli aprisse la porta. La sua fantasia e la sua onnipotenza, sostegni dell’amore infinito con cui ci ama, non conoscono confini e si esprimono sempre in modo adeguato ad ogni situazione personale. Quando sentiremo la chiamata dovremo "rinunciare", lasciando da parte i sofismi e accettare allegramente questo "messaggero liberatore". E' come se qualcuno si presentasse alla porta della prigione e ci invitasse a seguirlo, come fece l'Angelo con Pietro dicendogli: «Presto, alzati e seguimi!» (Atti. 12,7).

Il terzo motivo per la meditazione ce lo offre il traditore che cerca di nascondere il suo crimine davanti allo sguardo scrutatore dell’Onnisciente. Lo avevano già intentato lo stesso Adamo e dopo il figlio fratricida, Caino, ma inutilmente. Prima di essere il nostro esattissimo Giudice, Dio si presenta come padre e madre, che non si rassegna all'idea di perdere un figlio. Gesù soffre con tutto il cuore non tanto per essere stato tradito ma per vedere un figlio che si allontana irrimediabilmente da Lui.