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Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

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Giorno liturgico: Venerdì, XXVIII settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura (Ef 1,11-14): Fratelli, in Cristo siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà –a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
Salmo Responsoriale: 32
R/. Beato il popolo scelto dal Signore.
Esultate, o giusti, nel Signore; per gli uomini retti è bella la lode. Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

Retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera. Egli ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità. Il Signore guarda dal cielo: egli vede tutti gli uomini.
Versetto prima del Vangelo (Sal 32,2): Alleluia, alleluia. Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo. Alleluia.

Testo del Vangelo (Lc 12,1-7): In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

«Voi valete più di molti passeri»

Fr. Salomon BADATANA Mccj
(Wau, Sudan del Sud)

Oggi contempliamo il Signore nostro Gesù Cristo che parla al popolo dopo essersi affrontato con le autorità religiose ebraiche, vale a dire, i farisei e gli scribi. Il Vangelo ci dice che la folla era così grande che si calpestavano a vicenda. E ' chiaro che avevano fame della parola di Gesù, che ha parlato con una tale straordinaria autorità ai guida religiosi.

Ma Luca ci dice che prima di tutto, Gesù cominciò a parlare ai suoi discepoli dicendo: "Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia" (Lc 12,1). Il Signore vuole condurci alla pratica della apertura e la trasparenza, superando l'ipocrisia con la quale gestivano i farisei e gli scribi. Dal momento che hanno mostrato un atteggiamento esterno diverso dal suo percorso vitale interiore: hanno fatto finta di essere ciò che non erano.

È contro questo che Gesù Cristo ci vuole prevenire nel Vangelo di oggi, quando dice: «Nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato» (Lc 12,2). Sì, tutto sarà rivelato. Per questo motivo dobbiamo cercare di regolare la nostra vita come professiamo e annunciamo. Ovviamente, questo non è facile. Ma non dobbiamo temere, perché il nostro Dio è attento. Come ha detto Giovanni Paolo II, "l'amore di Dio non impone cariche che non possiamo portare (...). Perché per tutto ciò che Egli ci chiede, Egli ci fornirà l'assistenza necessaria». Niente accade senza il suo sapere. Anche i Capelli del nostro capo sono contati! Sì, abbiamo un prezzo di fronte a Dio. Non abbiamo paura, perché il suo amore non ha limiti.

Signore, donaci la saggezza per condurre le nostre vite verso le esigenze della nostra fede, pur tra le difficoltà di questo mondo. Amen.

«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia»

P. Raimondo M. SORGIA Mannai OP
(San Domenico di Fiesole, Florencia, Italia)

Oggi, il Signore ci invita a riflettere su una specie di lievito dannoso che non lascia fermentare il pane, ma solo lo fa crescere in apparenza, lasciandolo crudo e non adatto per nutrire: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei» (Lc 12,1). Si chiama ipocrisia ed è solo apparenza del bene, maschera fatta con stracci multicolori e sgargianti, ma che occultano vizi e deformità morali, infezioni dello spirito e microbi che sporcano il pensiero e, conseguentemente, la propria esistenza.

Perciò Gesù ci avverte di stare lontano da questi usurpatori che, predicando con i cattivi esempi e con il folgore delle parole bugiarde, cercano di disseminare l’infezione. Ricordo un giornalista –brillante per il suo stile e professore di filosofia- volle affrontare il tema della posizione della Chiesa Cattolica di fronte alla questione del presunto “matrimonio” tra gli omosessuali. E con leggereza ed una sequela di sofismi, grandi come elefanti, cercò di contraddire le giuste ragioni che il Magistero manifestò in uno dei suoi ultimi documenti. Ecco un fariseo dei nostri giorni che, dopo essersi dichiarato battezzato e credente, si allontana con sfacciataggine dal pensiero della Chiesa e dallo spirito di Cristo, pretendendo agire da maestro, accompagnante e guida dei fedeli.

Passando ad un altro tema, il Maestro ci raccomanda di distinguere tra timore e timore: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla» (Lc 12,4), che sarebbero i persecutori dell’idea cristiana, che uccidono decine di fedeli quando si fa “la caccia all’uomo” o alcune volte ai testimoni particolari di Gesù.

Paura assolutamente diversa, e ragionevole, è quella di poter perdere il corpo e l’anima, e ciò è nelle mani del Giudice divino; questo non vuol dire che l’anima muoia (sarebbe una fortuna per il peccatore), ma prova un’amarezza che la si può chiamare “mortale” perché è assoluta ed infinita. «Se scegli di vivere bene qui, non ti si manderà ai tormenti eterni. Giacché qui non puoi scegliere il non morire, mentre vivi, scegli il non morire eternamente» (Sant’Agostino).