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Vangelo di oggi + omelia (di 300 parole)
»Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
»Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
«Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi»
Rev. D. Antoni CAROL i Hostench (Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)Oggi la cristianità, in Oriente e in Occidente, celebra san Ignazio di Costantinopoli (799-877), un pastore che visse le parole fondamentali di Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Ignazio, figlio dell’imperatore Michele I, passò dalla corte al monastero e dalla dignità patriarcale all’esilio, ma in ogni tappa della sua vita mantenne un unico centro: rimanere nell’amore di Cristo, così come Egli stesso ci chiede («Rimanete nel mio amore»).
Il frutto che il Signore si aspetta da noi nasce dall’obbedienza ai suoi comandamenti. San Ignazio visse questa obbedienza con un’integrità eroica. Come Patriarca, non cercò il favore dei potenti né il conforto del palazzo, ma la fedeltà alla Verità. La sua fermezza dottrinale, in un contesto di tensioni e divisioni, potrebbe sembrare durezza. Ma, in realtà, nasceva da un amore profondo: il desiderio di rimanere nella verità per non spezzare la vera comunione. Nelle parole di papa Leone, «senza la Verità non si possono costruire relazioni veramente pacifiche», una Verità — inoltre — che «non si separa mai dalla carità».
Quando Ignazio dovette scegliere tra compiacere il cesare Barda o la coerenza morale del Vangelo, aderì alla via della croce. Fu molto coraggioso nel rimproverare al reggente il ripudio della sua legittima sposa. Quella decisione gli costò l’incarico e l’esilio — con ingiurie e persecuzioni — ma allo stesso tempo lo confermò come un autentico «amico del Signore» (cf. Gv 15,15).
San Ignazio di Costantinopoli ci insegna che l’amore cristiano non è un’emozione passeggera, ma una ferma determinazione a compiere la volontà di Dio, anche quando il mondo ci volta le spalle. Egli non scelse sé stesso per la gloria; fu il Signore a sceglierlo e a destinarlo perché andasse e portasse un frutto che rimane nella storia della Chiesa. Oggi san Ignazio è ricordato per il suo coraggio e la sua fermezza nella fede, servendo da ispirazione per i cristiani perseguitati.