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Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

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Giorno liturgico: Sabato della IV settimana di Quaresima

Prima Lettura (Ger 11,18-20): Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l’albero nel suo pieno vigore, strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome». Signore degli eserciti, giusto giudice, che provi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa.
Salmo Responsoriale: 7
R/. Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio.
Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio: salvami da chi mi perseguita e liberami, perché non mi sbrani come un leone, dilaniandomi senza che alcuno mi liberi.

Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia, secondo l’innocenza che è in me. Cessi la cattiveria dei malvagi. Rendi saldo il giusto, tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto.

Il mio scudo è in Dio: egli salva i retti di cuore. Dio è giudice giusto, Dio si sdegna ogni giorno.
Versetto prima del Vangelo (Gv 3,16): Beati coloro che custodiscono la parola di Dio con cuore integro e buono e producono frutto con perseveranza.

Testo del Vangelo (Gv 7,40-53): In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?».

E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

«Mai un uomo ha parlato così!»

Abbé Fernand ARÉVALO
(Bruxelles, Belgio)

Oggi, il Vangelo ci presenta le diverse reazioni che producevano le parole di Gesù. Questo testo di Giovanni non ci offre nessuna parola del Maestro, ma sì le conseguenze di quello che Lui diceva. Alcuni pensavano che era un profeta, altri dicevano: «Costui è il Cristo» (Gv 7,41).

Realmente Gesù è quel “segno di contraddizione” che Simeone aveva annunciato a Maria (cf. Lc 2,34). Gesù non lasciava indifferenti quelli che l’ascoltavano, a tal punto che, in questa occasione come in molte altre «tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui» (Gv 7,43). La risposta delle guardie, che pretendevano arrestare il Signore, centra la questione e ci mostra la forza delle parole di Cristo: «Mai un uomo ha parlato così» (Gv 7,46). E’, come dire: le Sue parole sono differenti; non sono parole vuote piene di superbia e di ipocrisia. Lui è “la Verità” ed il Suo modo di esprimersi dimostra questo fatto.

E, se questo succedeva in relazione ai Suoi ascoltatori, con maggior ragione le sue azioni provocavano molte volte lo stupore, l’ammirazione, ma anche la critica, la mormorazione, l’odio... Gesù parlava il “linguaggio della carità”: le Sue parole e le Sue opere svelavano l’amore profondo che sentiva verso tutti gli uomini, particolarmente verso i più bisognosi.

Oggi, come allora, i cristiani siamo –dobbiamo essere- “segni di contraddizione”, perché parliamo ed agiamo non come gli altri. Noi, nell’imitare e nel seguire Gesù, dobbiamo usare lo stesso “linguaggio della carità e dell’affetto”, linguaggio necessario che, dopo tutto, tutti sono capaci di capire. Come ha scritto il Santo Padre Benedetto XVI nella Sua Enciclica `Deus charitas est´, «l’amore –caritas- sarà sempre necessario, financo nella società più giusta (...) Chi cerca di disinteressarsi dell’amore si prepara a disinteressarsi dell’uomo in quanto uomo».

«Mai un uomo ha parlato così!»

Rev. D. Antoni CAROL i Hostench
(Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)

Oggi notiamo come si “complica” l’ambiente attorno al Signore, pochi giorni prima della sua Passione a Gerusalemme. Per causa sua si produce una sorta di discussione e controversia. Non potrebbe essere diversamente: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12,51).

E non è che il Redentore desideri la controversia e la divisione, ma è che davanti a Dio non valgono i “mezzi termini”: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde» (Lc 11,23). È inevitabile! Davanti a Dio non c’è nessuna posizione neutrale: o c’è o non c’è, è il mio Signore o non è il mio Signore. Non è possibile servire contemporaneamente due padroni (cf. Mt 6,24).

Giovanni Paolo II considerava che di fronte a Dio bisogna scegliere. La fede semplice che il nostro buon Dio chiede, implica una scelta. Bisogna scegliere perché Lui non; venne sulla terra discretamente; morì rimpicciolito, senza ostentare la sua condizione divina (Cf. Fil 2,6). Lo esprime meravigliosamente san Tommaso D’Aquino nell’Adoro Te devote: «Nella croce si nascondeva solo la divinità, qui [nell’Eucaristia] si nasconde anche l’umanità».

Bisogna scegliere! Dio non si impone, si offre. E rimane a noi la decisione di scegliere a suo favore o di non farlo. È una questione personale che ognuno di noi – con l’aiuto dello Spirito Santo – deve risolvere. A niente servono i miracoli, se le disposizioni dell’uomo non sono quelle dell’umiltà e della semplicità. Di fronte agli stessi fatti, vediamo i giudei divisi. Ed è che nelle questioni dell’amore non si può dare una risposta tiepida, a metà: la vocazione cristiana comporta una risposta radicale, così radicale come fu la testimonianza di abbandono e di obbedienza di Cristo sulla Croce.