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Un team di 200 sacerdoti commenta il Vangelo del giorno

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Giorno liturgico: Lunedì, XXVII settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura (Gal 1,6-12): Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo! Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.
Salmo Responsoriale: 110
R/. Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza.
Renderò grazie al Signore con tutto il cuore, tra gli uomini retti riuniti in assemblea. Grandi sono le opere del Signore: le ricerchino coloro che le amano.

Le opere delle sue mani sono verità e diritto, stabili sono tutti i suoi comandi, immutabili nei secoli, per sempre, da eseguire con verità e rettitudine.

Mandò a liberare il suo popolo, stabilì la sua alleanza per sempre. Santo e terribile è il suo nome. La lode del Signore rimane per sempre.
Versetto prima del Vangelo (Gv 13,34): Alleluia, alleluia. Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Alleluia.

Testo del Vangelo (Lc 10,25-37): In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

«Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»

Rev. P. Ivan LEVYTSKYY CSsR
(Lviv, Ucraina)

Oggi, il messaggio evangelico indica la strada della vita: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, (...) e il tuo prossimo come te stesso» (Lc 10,27). E perché Dio ci ha amato per primo, ci porta all’unione con Lui. La Beata Teresa di Calcutta dice: “Noi abbiamo bisogno di questo intimo legame con Dio nella nostra vita quotidiana. E come possiamo ottenerlo? Attraverso la preghiera”. Se siamo in unione con Dio, cominciamo a sperimentare che tutto è possibile, anche l’amore per il prossimo.

Qualcuno diceva che il cristiano entra in Chiesa per amare Dio ed esce dalla Chiesa per amare il prossimo. Papa Benedetto XVI sottolinea che il programma del cristiano –il programma del buon samaritano, il programma di Gesù- è “un cuore che vede”. Vedere e fermarsi! Nella parabola, due persone vedono l’uomo che ha bisogno, ma non si fermano. Quindi Cristo rimproverò i farisei dicendo: «Avete occhi e non vedete» (Mc 8,18). Anzi, il samaritano vede e si ferma, ha compassione e salva a chi ha bisogno e a se stesso.

Quando il famoso architetto Antonio Gaudì fu investito da un tram, alcune persone che passavano non si fermarono per aiutare quell’anziano ferito. Non aveva con sé alcun documento e dal suo aspetto sembrava un mendicante. Sicuramente se la gente avesse saputo chi era quel pròssimo, avrebbe fatto coda per aiutarlo.

Quando facciamo del bene, pensiamo di farlo per gli altri, ma in realtà lo facciamo anche per Cristo: «In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). E il mio prossimo, dice Benedetto XVI, è qualunche che abbia bisogno di me e che io possa aiutare. Se ognuno di noi, nel vedere il prossimo bisognoso, si fermasse e avesse pietà di lui almeno una volta al giorno o alla settimana, la crisi diminuerebbe e il mondo diventerebbe migliore. “Niente ci assomiglia tanto a Dio come le buone opere” (San Gregorio di Nisa).

«Chi ha avuto compassione di lui»

Hno. Lluís SERRA i Llançana
(Roma, Italia)

Oggi, un maestro della Legge rivolge a Gesù una domanda che forse tutti ci siamo fatti più di una volta: «Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). Era una domanda fatta con seconda intenzione, giacchè voleva mettere Gesù a prova. Il Maestro risponde saggiamente quello che dice la Legge, cioè amare Dio ed il prossimo come sè stessi (cf. Lc 10,27). La soluzione è amare. Se cerchiamo la vita eterna, sappiamo che « la fede e la speranza passeranno, mentre l’amore non finirà mai» (cf. I Cor 13,13). Qualunque progetto di vita e qualsiasi spiritualità nel cui centro non esista l’amore ci allontana dal senso vero dell’esistenza. Un punto di riferimento importante è l’amore a sè stessi, frequentemente dimenticato. Solo possiamo amare Dio ed il prossimo, partendo dalla nostra propria identità.

Il maestro della Legge va ancora più lontano e domanda a Gesù: «E chi è mio prossimo?» (Lc 10,29). La risposta arriva per mezzo di un racconto, di una parabola, di una storia breve, senza formulare teorie complicate, ma con un contenuto denso. Il modello di prossimo è un samaritano, cioè un escluso dal popolo di Dio. Un sacerdote ed un levita passano senza fermarsi vedendo un uomo bastonato e gravemento ferito. Quelli che sembra che si trovino più vicini a Dio (il sacerdote ed il levita) sono quelli che stanno più lontani dal prossimo. Il maestro della Legge evita di pronunciare la parola “samaritano” per indicare chi fu colui che si condusse da prossimo verso l’uomo maltrattato e dice: «Chi ha avuto compassione di lui» (Lc 10,37).

La proposta di Gesù è chiara; «Va e fa tu lo stesso». Non è la conclusione teorica della controversia, ma l’invito a vivere la realtà dell’amore che è molto di più di un sentimento etereo, ma si tratta di un contegno che vince le discriminazioni sociali e che parte dal cuore della persona. San Giovanni della Croce ci ricorda che «al tramonto della vita verrai giudicato sull’amore».