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Vangelo di oggi + omelia (di 300 parole)
Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».
«Tutto è possibile per chi crede»
Rev. D. Antoni CAROL i Hostench (Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)Oggi celebriamo san Pier Damiani (1007–1072), monaco, riformatore e Dottore della Chiesa, la cui vita fu un ardente testimonianza di penitenza, di preghiera e di amore incrollabile per la verità. Nel brano del Vangelo di oggi, Gesù si lamenta: «O generazione incredula, fino a quando sarò con voi?» (Mc 9,19). Questo grido risuona con forza nella missione di Pier Damiani, che combatté la tiepidezza spirituale del suo tempo con una vita di austerità e una parola profetica.
La scena evangelica presenta un ragazzo posseduto, simbolo di un’umanità lacerata dal male, incapace di liberarsi con le proprie forze. Il padre del ragazzo grida: «Se puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi» (Mc 9,22). Gesù risponde con un invito radicale alla fede: «Tutto è possibile per chi crede!» (Mc 9,23). San Pier Damiani visse questa fede con veemenza, convinto che il rinnovamento della Chiesa passasse attraverso la conversione profonda di ogni anima. La sua vita monastica, segnata dal digiuno, dal silenzio e dalla preghiera, fu una supplica costante: «Credo, Signore; aiuta la mia incredulità» (Mc 9,24). Chiamava la cella dell’eremo “il luogo dove Dio conversa con gli uomini”.
Egli non separò contemplazione e azione: dalla solitudine dell’eremo di Fonte Avellana scrisse lettere e trattati in difesa della disciplina ecclesiale, senza temere di denunciare il peccato dentro e fuori del clero. Come direbbe papa Leone XIV: «La coerenza di vita è una forma concreta di contribuire al miglioramento della società».
Gesù insegna che «questa specie [di demòni] non può essere scacciata in alcun modo se non con la preghiera e il digiuno» (Mc 9,29). San Pier Damiani comprese che senza lotta interiore, senza la croce, non c’è rinnovamento: «O croce benedetta —esclama—, ti venerano, ti proclamano e ti onorano la fede dei patriarchi, i vaticini dei profeti, il senato giudicante degli Apostoli, l’esercito vittorioso dei martiri e le moltitudini di tutti i santi».
Oggi, la sua testimonianza ci interpella: viviamo la fede come fuoco ardente o come routine? Preghiamo con l’anima o soltanto con le labbra?