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Contemplare il Vangelo di oggi
Vangelo di oggi + omelia (di 300 parole)
»Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
«Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli»
Rev. D. Antoni CAROL i Hostench (Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)Oggi il Signore ci invita a entrare nella scuola del suo Cuore umile, e lo fa con parole piene di consolazione: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Nella festa di san Beda il Venerabile (672-735), questo Vangelo acquista una luce speciale, poiché la sua vita fu una risposta fedele a questa chiamata di Gesù all’umiltà e alla piccolezza.
Beda fu monaco, studioso, storico e, soprattutto, un contemplativo della Parola. Fin da giovane abbracciò la vita monastica e, come egli stesso scrive, «dedicato allo studio delle Scritture, mi sforzai di osservare la disciplina della regola e l’occupazione quotidiana del canto nella chiesa». La sua esistenza si svolse nella apparente semplicità del chiostro, ma la sua anima era ancorata al giogo soave del Maestro.
La sapienza che trasmise fu frutto dello Spirito rivelato agli umili. Gesù stesso proclamò: «Ti rendo lode, Padre (…), perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Beda è uno di quei piccoli ai quali Dio rivelò i misteri del suo Regno. Non cercò grandezze umane, ma fu grande in santità, in sapienza e in amore alla Chiesa. La sua umiltà si riflette nel suo ultimo momento terreno: morì cantando il «Gloria», consegnando il suo spirito nella lode.
Papa Leone XIII — che lo dichiarò «Dottore della Chiesa» — disse di lui: «Fu un modello perfetto di unione tra la scienza e la pietà, tra la ricerca e la preghiera». Così san Beda ci insegna che il sapere cristiano autentico nasce dall’umiltà ed è ordinato alla gloria di Dio.
Il suo lavoro intellettuale non fu un mero esercizio accademico, ma un servizio umile alla comunità cristiana: «Per vivere in eterno, dunque, non occorre ingannare la morte, ma servire la vita, cioè prendersi cura dell’esistenza degli altri nel tempo che condividiamo» (Leone XIV). Questa sapienza risuona nella vita di Beda, che servì la vita della Chiesa con la sua penna, la sua predicazione e il suo amore silenzioso.