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Giorno liturgico: 11 Agosto: Santa Chiara d'Assisi, vergine (1194-1253)

Testo del Vangelo (Gv 15,4-10): In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore».

« Io sono la vite, voi i tralci »

Fray Josep Mª MASSANA i Mola OFM
(Barcelona, Spagna)

Oggi, il giorno di Santa Chiara d'Assisi (c. 1194-1253), abbiamo sentito un frammento del Vangelo di Giovanni nel contesto dell'Ultima Cena, in cui Gesù, dicendo addio ai suoi, in procinto di partire, dice un nuovo modo di essere uniti a Lui. Egli parte fisicamente, ma possiamo essere con Lui mistica e sacramentalmente.

In un frammento così breve siamo colpiti dalla ripetizione della frase “essere nel” (o “rimanere nel” e “mantenersi nel”, in base alle diverse versioni). Non dice “con”, ma “nel”. Non una singola compagnia, ma un'intimità profonda, comunione di vita con Gesù, come quella della vite e dei tralci.

Papa Francesco ha detto commentando questo stesso passaggio: «Gesù è la vite, e attraverso di Lui – come la linfa nell’albero – passa ai tralci l’amore stesso di Dio, lo Spirito Santo. Noi riceviamo la pienezza dello Spirito Santo, quando “siamo in” o “Rimanete in” Lui.

Questa è la sintesi concentrata della vita di Santa Chiara: “essere in” Dio, espresso nell’ l'unione tra i tralci e la vite, è descritto da Chiara nella sua quarta "Lettera a Sant'Agnese di Praga", dove spiega come lei stessa vive questa unione: «il suo amore cautiva, la sua contemplazione nutre, la sua begninità riempie e la sua morbidezza sazia; il suo dolce ricordo illumina, il suo profumo farà rivivere i morti e la sua visione gloriosa renderà felici tutti i cittadini della Gerusalemme celeste».

Il Vangelo suggerisce una gradazione fino arrivare al cuore della vita in Dio: “essere in” inizia come una compagnia, presenza, interiorità; dopo ‘e circolazione d’amore, Agape, pienezza, comunione; e termina nel frutto condiviso: la frutta appartiene alla vite, ma si manifesta, cresce e matura nei tralci.

Tutto fa pensare che la perseveranza in questo intercambio di vita: «rimanete nel» (Gv 15,9) mio amore.